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È ancora emergenza cultura

Risultati parziali e responsabilità politiche da non eludere
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  • È ancora emergenza cultura
  • 10 gennaio 2026 di
    È ancora emergenza cultura
    Comitato Emergenza Cultura

    Si è svolto questa mattina, presso il Grattacielo della Regione Piemonte, l'incontro urgente richiesto dal Comitato Emergenza Cultura Piemonte all'Assessora alla Cultura Marina Chiarelli. All'appuntamento hanno partecipato anche il presidente e la segretaria dell'AGIS Piemonte e Valle d'Aosta, attivamente impegnati sul tema.

    L'incontro è stato convocato in seguito alla pubblicazione, nel mese di dicembre, delle graduatorie dei bandi triennali 2025/27 per i contributi al settore culturale. Risultati che hanno evidenziato una situazione paradossale: il 23% delle realtà del settore si è visto assegnare un contributo sulla base del punteggio ottenuto, ma senza l'effettiva erogazione dei fondi per esaurimento delle risorse disponibili.

    Gli obiettivi del Comitato

    Il CEC si è presentato al tavolo con due richieste precise e non negoziabili:

    • Convocazione del Tavolo Generale della Cultura nei tempi più rapidi possibili
    • Reintegro dei contributi per il triennio 2025/27 per tutte le realtà aventi diritto

    I risultati dell'incontro: luci e ombre

    Al termine di un dialogo che l'Assessora Chiarelli e i dirigenti regionali hanno condotto con disponibilità e apertura al confronto, sono emersi i seguenti impegni:

    • Convocazione del Tavolo Generale della Cultura entro febbraio 2026
    • Impegno dell'Assessora a recuperare le risorse per la copertura di tutti i contributi assegnati per le annualità 2026 e 2027

    Tuttavia, non si è trovata una soluzione per il reintegro dei contributi relativi al 2025 per le realtà parzialmente finanziate (7) e totalmente escluse (100), pur avendone pieno diritto da graduatoria.

    La questione politica non può diventare solo tecnica

    Durante l'incontro, il Comitato ha voluto ribadire con fermezza un punto fondamentale: questa è innanzitutto una questione di responsabilità politica, non solo di soluzioni tecniche.

    Gli operatori culturali sono disponibili a contribuire con competenza e pragmatismo alla ricerca di soluzioni sostenibili per il sistema. Ma la responsabilità dell'adeguatezza delle risorse stanziate per la cultura e della tempestività delle procedure non può essere condivisa o scaricata sul settore. È una responsabilità che deve rimanere saldamente in capo alla Regione e alle sue scelte di programmazione politica e finanziaria.

    I numeri parlano chiaro: per far scorrere le graduatorie degli otto bandi in crisi e finanziare tutti i soggetti ammissibili esclusi (circa 100 realtà tra profit e no-profit) servirebbero complessivamente 1,7-1,8 milioni di euro. Una cifra che rappresenta una frazione minima del bilancio regionale, ma che fa la differenza tra la sopravvivenza e la chiusura di decine di realtà culturali che danno lavoro, producono valore sociale ed economico, e arricchiscono il tessuto culturale del Piemonte.

    Casi emblematici: quando i numeri hanno nomi e storie

    La discussione ha portato alla luce situazioni drammatiche che rischiano di concludersi con la chiusura di realtà storiche:

    • Santibriganti Teatro, 30 anni di attività e 25 anni di sostegno regionale ininterrotto, recentemente in tournée negli Stati Uniti con 63 punti in graduatoria, è risultata la prima esclusa. Senza i circa 47-50.000 euro di contributo (un quarto del proprio bilancio associativo), rischia la chiusura definitiva entro marzo.
    • Lirica Tamagno, una delle sole tre realtà in Piemonte dedicate all'opera lirica, avrebbe dovuto ricevere 57.000 euro in base al punteggio, ma ne ha ottenuti solo 5.000. Una discrepanza che rende impossibile la sostenibilità del progetto e mette a rischio la continuità operativa.

    Questi non sono solo numeri: sono storie professionali, competenze accumulate in decenni, reti territoriali, posti di lavoro, patrimonio culturale diffuso.

    Riconoscimenti e vigilanza

    Il Comitato Emergenza Cultura riconosce la disponibilità mostrata dall'Assessora Chiarelli e dai funzionari regionali ad aprire un confronto costruttivo e ad assumersi impegni concreti per il biennio 2026-2027. Questa è una base importante da cui partire.

    Tuttavia, il Comitato manterrà alta l'asticella della valutazione. Più delle parole, conteranno i fatti. Verificheremo puntualmente che agli impegni assunti seguano azioni concrete e tempestive. Il Tavolo Generale della Cultura di febbraio dovrà produrre risultati misurabili, non solo dichiarazioni di intenti.

    Il nodo irrisolto del 2025 e le prospettive future

    Il Comitato sottolinea con forza due questioni cruciali emerse dall'incontro:

    1. L'endemico ritardo nella pubblicazione degli esiti dei bandi è la causa diretta dell'impossibilità di integrare le risorse per l'anno 2025. Per motivi tecnico-contabili, essendo arrivati i risultati a dicembre anziché a ottobre-novembre, non è più possibile recuperare a bilancio la quota mancante e questo non è più sostenibile dalle organizzazioni.
    2. La necessità che un settore ritenuto strategico dalla Regione ottenga un incremento costante di contributi pubblici nei futuri bilanci regionali, a seguito dei risultati positivi sottolineati anche dall'Assessora durante l'incontro. Il paradosso del "successo che penalizza" – più domande di qualità significano più esclusi – deve essere superato con maggiori risorse, non con strategie di compressione.

    Il rischio di un sistema che depaupera la cultura diffusa

    Questi due punti, non affrontati oggi con la determinazione necessaria, rischiano di far cessare l'attività di quelle realtà culturali "beffate" dalle attuali graduatorie.

    Nel futuro, un sistema di bandi concepito senza le necessarie coperture finanziarie rischia di trasformarsi in uno strumento – come già accade a livello nazionale – che depaupera la cultura diffusa, favorendo solo realtà imprenditoriali che si muovono con logiche commerciali legate al semplice profitto, a scapito di quella biodiversità culturale che è la vera ricchezza del nostro territorio.

    Le aspettative per febbraio

    Il Comitato auspica che il Tavolo Generale della Cultura di febbraio affronti queste e altre questioni alla presenza di tutte le realtà aderenti, a partire dalle Fondazioni bancarie e dall'Assessorato al Bilancio della Regione, per:

    • Garantire il reintegro delle risorse per le annualità 2026 e 2027
    • Assicurare l'aumento delle risorse per il prossimo triennio 2028/30
    • Avviare un confronto costruttivo e pragmatico per garantire stabilità e sviluppo al settore culturale regionale
    • Monitorare e trovare una soluzione, anche solidaristica, per quelle realtà rimaste escluse dal finanziamento 2025, soprattutto dove sia a rischio la sopravvivenza professionale

    Il problema strutturale: i ritardi non possono più essere assorbiti dalle organizzazioni

    Resta un punto fermo che non può essere eluso: il problema dei ritardi nell'emanazione e nella conclusione dei bandi triennali è strutturale e non può essere rinviato a future discussioni.

    All'apertura di ogni nuovo triennio, questo nodo si ripresenta con conseguenze sempre più gravi. Arrivare sistematicamente a fine anno per comunicare gli esiti rende impossibile qualsiasi intervento correttivo di bilancio, trasformando quella che dovrebbe essere una programmazione lungimirante in una gestione emergenziale permanente.

    Serve una riforma radicale dei tempi e delle procedure. Il settore culturale piemontese non può continuare a vivere nell'incertezza perenne, a programmare al buio, a scoprire a dicembre se potrà sopravvivere l'anno successivo.

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